Mario Capanna all’incontro Acli, la testimonianza del protagonista del movimento sessantottino

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Una platea attenta e curiosa ha preso parte alla presentazione del libro “Noi Tutti”, l’ultima fatica letteraria di Mario Capanna, l’indiscusso leader del movimento sessantottino italiano nel corso dell’incontro organizzato dal circolo Acli Ora et Labora di Fossato di Vico mercoledì 21 novembre presso la sala consiliare del comune di Gualdo Tadino. Dopo i saluti di rito del presidente Prof. Sante Pirrami, che ha ringraziato per la consueta disponibilità il sindaco di Gualdo Tadino e tutti gli intervenuti e dello stesso primo cittadino gualdese Presciutti, sempre attento e partecipe alle iniziative acliste e felice di poter ospitare un ospite come Capanna che riesce a stimolare dibattiti, riflessioni in un tempo in cui si fa fatica a dialogare, è toccato all’autore del libro scaldare l’attento pubblico in sala. L’ex leader di Democrazia Proletaria ha intrattenuto i presenti analizzando il movimento del 68, i suoi risvolti, le sue conquiste ed anche i suoi limiti innegabili. Partendo dalle sollecitazioni e dalle domande poste dal Presidente Pirrami, Mario Capanna ha sviluppato una brillante relazione che ha messo l’accento soprattutto sulla necessità di ereditare da quel fenomeno culturale dalla portata planetaria, la voglia di rialzarsi, di unirsi, di credere fermamente in un futuro che cammini su grandi idee e che metta fine ad un senso di rassegnazione che pervade gran parte della società odierna. A distanza di 50 anni, ha spiegato Capanna, si possono analizzare quegli eventi senza avere quelle incrostazioni ideologiche che in passato non hanno permesso un esame attento e libero. Da un semplice movimento studentesco, che reclamava maggiori libertà e soprattutto diritti e che è partito con un manipolo di persone, si sono raggiunti risultati fondamentali di cui, ancora oggi i cittadini, possono beneficiare. Se oggi c’è uno Statuto dei Lavoratori, seppur molto indebolito dal jobs act, si deve alle lotte di quel tempo, lo stesso si può dire per il diritto di famiglia che ha consentito alla donna finalmente di emanciparsi, o di un sistema sanitario nazionale universale che non lascia nessuno per strada indipendentemente dalle proprie capacità economiche. Ma il dato fondamentale, sottolinea Capanna, aldilà dei risultati innegabili raggiunti in campo sociale, è che il movimento ha permesso a tutti di capire che, attraverso la lotta, magari lunga e talvolta dura, è possibile cambiare il mondo, costruire il cambiamento partendo dall’azione di persone comuni che hanno voglia di impegnarsi in prima persona per qualcosa in cui credono, questo è il lascito più grande del 68. Oggi la riproposizione di quel modello non sarebbe più possibile e nemmeno una riedizione, i tempi sono diversi come lo è la società, ma i problemi attuali che emergono a livello globale impongono che vi sia una forte presa di coscienza planetaria ed un’unità di intenti che faccia emergere con chiarezza i drammi del mondo attuale. Drammi che non sono da minimizzare e che non possono essere risolti nemmeno da quei governi che sono stati complici nel costruirli. Stiamo vivendo una 3° guerra mondiale a pezzi, fra Siria, Iraq, Afghanistan, Africa sub sahariana con i paesi occidentali complici e che alimentano un traffico di armi inimmaginabile. I mutamenti climatici in atto, causati da una logica che ha come stella polare solo il mero profitto, stanno portando l’umanità all’autodistruzione. Infine, se guardiamo il lato economico e finanziario, mai come in questo momento la differenza fra ricchi e poveri è stata così stridente. Poco più dell’1% dell’umanità è arrivata a detenere il 99% delle ricchezze, un precariato globale cresce a dismisura ed il sud del mondo inevitabilmente spinge per raggiungere i paesi più ricchi. Di fronte a queste questioni, talmente urgenti, occorre risollevarsi con un moto d’orgoglio ripartendo, per esempio in Italia, da quell’esercito di volontari laici e cattolici che tengono a galla culturalmente ed anche socialmente il Paese. C’è una base da cui ripartire ed anche la sinistra può farlo soltanto immaginando e proponendo idee che guardino al futuro con lungimiranza, con fiducia e che galvanizzino le masse, o la storia le farà chiudere bottega. Il 68 può essere un bagaglio di speranze da cui attingere, anche in quel tempo c’erano una moltitudine di avversari da fronteggiare, fra cui il canale unico tv, la stampa e noi con un semplice ciclostile, provavamo a fronteggiare tutto ciò veicolando le nostre idee, smontando le calunnie e le falsità. C’erano cittadini pronti ad ascoltarci, critici, aperti al confronto, mentre oggi c’è tanta superficialità e la maggior parte della popolazione non riesce a distinguere le notizie vere da quelle false e montate ad arte per raggiungere il consenso. Salvini ad esempio, ha sottolineato Capanna, ha costruito gran parte del suo consenso facendo passare il problema dell’immigrazione come prioritario quando in realtà, numeri alla mano, la percentuale di stranieri che vive in Italia è notevolmente inferiore a quella di altri stati europei. Smascherare le fake news, riallacciare i nodi del dialogo, unirsi, ritornare a lottare per obiettivi comuni anche usando piccoli mezzi d’informazione, fogli locali, può essere un buon punto di partenza. A smontare alcune tesi di Mario Capanna ci ha pensato il Prof. Antonio Pieretti che ha ricostruito quegli anni dando una chiave di lettura diversa e maggiormente critica pur riconoscendone alcuni valori di sicuro positivi. Secondo il Prof. Pieretti il 68, nato come movimento studentesco, è stata una rivoluzione culturale forte ed incisiva, ma non è riuscito ad incidere a pieno sul mondo operaio e contadino. Dal 68 non è inoltre emerso un disegno politico chiaro ed anzi, da questo movimento invece, sono nate poi tante anime diverse. Riguardo al titolo del libro “Noi Tutti”, dire “Noi” è già un passo avanti, ha rimarcato Pieretti, diverso da quella che era l’ottica sessantottina in cui invece, anche attraverso il rifiuto dell’autoritarismo ed il rispetto estremo del soggetto, si sono favoriti degli elementi individualistici che mal si coniugavano con lo spirito comunitario. Le assemblee del tempo erano circoscritte e con poca dialettica e lo strumento della partecipazione e quell’idea di società orizzontale in realtà non si è mai sviluppata. Riguardo al “Tutti”, è un auspicio essere tutti, ma in termini concreti è difficile da mettere in pratica. L’ecumenismo invocato vorrei che non fosse soltanto una provocazione, ha spiegato Pieretti, ma anche un vero e proprio disegno politico che abbia una qualche possibile incidenza. L’incontro si è concluso con le risposte di Mario Capanna, sia alle sollecitazioni del Prof. Pieretti, sia ad alcune domande poste dai presenti. Secondo l’autore del libro, il 68 ha in realtà coinvolto fortemente il mondo operaio aiutandolo in conquiste fondamentali come la riduzione dell’orario di lavoro, la costituzione dei consigli di fabbrica, alla costruzione di nuove infrastrutture che garantissero maggiori sicurezze nel luogo di lavoro, ma poi questa straordinaria energia portata dal movimento, non venne recepita dai dirigenti del Pci e questo portò ad un arretramento anche del movimento sindacale. Riguardo al titolo, ha tenuta a puntualizzare Capanna, con “Noi Tutti” si intende un Noi planetario indispensabile per affrontare le sfide che stanno minando nel profondo il nostro mondo e “Tutti” consapevolmente dobbiamo sentirci parte di questa battaglia. E’ comunque chiaro che nel “Tutti” non può starci chi pensa al solo profitto, alle logiche della finanza come priorità ed utilizza risorse come se non ci fosse un domani o come se pensasse di avere un pianeta di scorta da usare a piacimento.

William Stacchiotti

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