Il ricordo del Partito popolare italiano a cent’anni dalla nascita alla 28° edizione della FestAcli di Monte Cucco

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Si è svolta domenica 14 luglio la 28° edizione della FestAcli di Monte Cucco presso il villaggio turistico Val di Ranco. Nel dibattito che ha contraddistinto la mattinata è stata ricordata, a distanza di cento anni la nascita del Partito popolare italiano con particolare riferimento a due figure politiche di straordinario spessore come don Romolo Murri e don Luigi Sturzo. A fare da moderatore il professor Antonio Pieretti.

Gli amministratori locali dei comuni appenninici hanno elogiato il lavoro e le iniziative che costantemente mette in campo il circolo Acli fossatano, una vera risorsa per il territorio grazie al grande dinamismo e soprattutto per il ruolo sociale che svolge per tante frazioni e paesi. Il professor Mario Tosti in apertura, ha analizzato il quadro storico e sociale che ha portato alla nascita del Partito popolare italiano. Con la rivoluzione francese è cambiato il quadro politico e sociale. Nascono i primi movimenti liberali e socialisti e ci si fronteggia con delle ideologie che si propongono di cambiare il mondo. La rivoluzione industriale ha portato poi ad una laicizzazione e ad una secolarizzazione degli stati. I legami fra chiesa e stato cominciano a spezzarsi e quest’ultimo rivendica per sé alcune funzioni e settori come ad esempio l’istruzione. La chiesa si è trovata impreparata nel rispondere a questi cambiamenti così repentini e drastici. Si è chiusa in sé stessa, non si è aggiornata, tendendo all’autoconservazione ed entrando in aperto conflitto con la spinta emancipatrice del mondo moderno. Il Risorgimento italiano ad esempio è cresciuto in parte anche in chiave anticlericale con accenti duri nei confronti dell’istituzione chiesa. Il “non expedit” infine ha allontanato i cattolici dall’impegno politico e dalla costruzione della stato nazionale, facendo nascere nel contempo delle associazioni ed una stampa cattolica alternative e talvolta contrapposte all’opera dello stato italiano. Con l’enciclica Rerum Novarum promulgata da Leone XIII nel 1891, c’è stata una prima sostanziale svolta per i cattolici. Sono nate le cooperative, le opere sociali, le associazioni che fanno perno sulle diocesi e le parrocchie. I cattolici hanno ricominciato ad impegnarsi, ad occupare l’agone politico, cercando di contare nelle scelte che compie chi amministra lo stato. Il patto Gentiloni è stato un ulteriore passo ed ha permesso una sorte di “contratto” con le forze liberali da sempre maggioranza nel paese. La 1° guerra mondiale e le divisioni nel campo cattolico fra neutralisti, pacifisti, interventisti fra cui don Sturzo, sono stati altri segnali di un dibattito in atto e di una presa di coscienza del ruolo possibile per l’area cattolica nel panorama politico italiano. La conclusione della grande guerra ha segnato la fine definitiva dell’opposizione cattolica allo stato nazionale. La partecipazione di tanti cattolici al conflitto aveva dato piena cittadinanza politica a questo mondo. Si arriva quindi all’ “Appello ai liberi e forti” del 1919. Un episodio straordinario politicamente. Il futuro Partito popolare italiano non è più un movimento che agisce come braccio secolare della chiesa nella sfida politica, ma si propone come interconfessionale ed introduce degli elementi nuovi nel dibattito pubblico. L’on. Ernesto Preziosi ha approfondito, nel suo brillante intervento, alcuni aspetti decisivi per la nascita e lo sviluppo del partito. La Rerum Novarum ha avuto il merito, tra gli altri, di saper scuotere il dormiente clero dell’epoca. Per la prima volta la chiesa si è occupata a fondo dei temi sociali. Con questa enciclica è nata la dottrina sociale della chiesa che per decenni ha caratterizzato il pensiero e l’azione dei cattolici impegnati in politica. Don Luigi Sturzo è stato subito entusiasta dell’enciclica di Leone XIII, un papa che ha capito l’importanza di non lasciare la chiesa isolata e lontana dai temi che stavano interessando la nuova società. L’enciclica è nata in un contesto in cui stava crescendo un sentimento diffuso nella base cattolica di un impegno sul piano politico e sociale. Queste sensibilità e questi valori stavano maturando creando un humus nei movimenti e nell’associazionismo cattolico. Dopo la grande guerra finalmente è arrivata la possibilità per i credenti di entrare in politica. Il Ppi ha raggiunto da subito il 20% senza l’appoggio sostanziale delle gerarchie ecclesiastiche, ma soprattutto grazie a quel terreno, quel sentimento, che era ormai maturo per recepire le istanze proposte dall’area cattolica. Un vero scrollone per lo stato liberale distante dal popolo e dai suoi bisogni come più volte sottolineato da don Sturzo. Era tempo di creare e far crescere dei rinnovati partiti di massa, non elitari, radicati tra la popolazione e che sapessero mettere al centro l’azione degli organismi territoriali. Molto interessante ricordare il gruppo che ha lavorato all’appello ai liberi e forti guidato da don Sturzo, ma composto da anime diverse, da pluralità che hanno trovato comunque una sintesi proficua. Persone libere con un radicamento spirituale profondo. Lo scudo crociato e la scritta Libertas dimostrano proprio, anche attraverso lo stemma, il richiamo all’autonomia dei comuni italiani ed al valore delle libertà. Don Sturzo è stato quindi un gigante della politica, un uomo che per spirito di servizio e non certo per mestiere, come molti dei presunti leader attuali, si è speso, mosso da una fede profonda, per creare un partito cattolico di massa. Un’analisi con riferimenti più politici è stata quella del senatore Pierlugi Castellani. Tra la Dc di Murri ed il Ppi di Sturzo esistono linee di continuità ma anche delle diversità. Il sacerdote marchigiano vedeva l’azione cattolica tradotta in politica senza una sostanziale mediazione laica. Questa visione invece non si evidenzia nel Ppi che sposa la laicità della politica, non si può trasformare infatti un partito in ordinamento di chiesa. Sturzo riprende da Murri la grande importanza che viene data alla Rerum Novarum in cui si dà forza e sostanza finalmente alla politica dei cattolici. Un’intuizione importante di don Sturzo è stata l’essere riuscito a comprendere la crisi della democrazia liberale distante profondamente dalla società. Questa posizione è stata messa in luce anche da Ruffilli in un suo intervento in cui riprendendo il paradosso di Bockenforde ha spiegato come la democrazia liberale vive su presupposti che garantiscono alcune libertà fondamentali, prima fra tutte quella dell’individuo, ma non riesce più a garantirli perché spesso essa stessa non se ne nutre. La democrazia in sé è infatti un sistema freddo che ha bisogno di una politica calda, ossia di un sistema di valori che probabilmente soltanto il pensiero cristiano è in grado di dare. Oggi la nostra democrazia è solo in parte calda non per i sentimenti di certo, ma purtroppo soprattutto perché cova in sé dei gravi pericoli. Se la democrazia non si ispira a valori profondi, come quello della dottrina sociale della chiesa, finisce per scaldarsi con “ideali” che sono negativi: sovranismo, nazionalismo, paura dell’altro e del diverso ecc. Riscoprire dei valori che scaldino la democrazia è un dovere per i cattolici che dovrebbero imporsi di nuovo nel panorama politico. C’è bisogno di riattualizzare l’appello ai liberi e forti, non riproducendo un partito identitario, che non avrebbe speranze di successo, ma capendo il pluralismo culturale attuale ed accettandolo, promuovendo e facendo fecondare i propri valori all’interno dei vari movimenti. Proponendo cultura, sapere, sforzandosi di guidare il popolo e non facendosi guidare. De Gasperi ed i grandi leader, hanno avuto il coraggio di essere guida, oggi vediamo tanto leaderismo ma non dei veri leader. Chiusura dedicata alla relazione del professor Antonio Pieretti con la quale sono stati messi in evidenza alcuni dei valori fondamentali del Partito popolare italiano che lo hanno reso unico e diverso dagli altri grandi partiti di massa. Il Ppi si è proposto come partito interconfessionale, anche chi non era credente, ma rispettava i valori cristiani poteva farne parte, interclassista con un’attenzione particolare al tema della giustizia sociale. Pari dignità e valore per ciascun, attenzione al perseguimento del bene di tutti rispettando comunque ogni individuo. Introduzione del principio della sussidiarietà, definizione del ruolo della società con particolare attenzione ai corpi intermedi. Associazioni, sindacati, partiti in cui l’individuo si esprime e controlla lo stato che non può in alcun modo essere egemone. Valorizzazione del sistema elettorale proporzionale, ampliamento del suffragio universale, riforma tributaria sulla base di un’imposta progressiva, difesa dell’integrità della famiglia, ripudio della guerra e perseguimento della pace attraverso l’allora Società delle nazioni. Hanno aderito al Partito popolare italiano anime diverse del mondo cattolico fra cui: i conservatori nazionali, i clerico moderati, i giovani democratici cristiani ed i sindacalisti bianchi. Pieretti ha concluso il proprio intervento invitando a riscoprire e possibilmente impiegare nella realtà quotidiana, quei valori e quei principi che sono stati alla base della nascita del Ppi e che se attualizzati possono essere utili per orientarsi, anche nel confuso panorama socio politico odierno. La giornata è proseguita con la celebrazione della Santa Messa presso la chiesetta di Val di Ranco officiata dal vescovo di Gubbio mons. Luciano Paolucci Bedini, il pranzo, le passeggiate rigeneranti sotto le ombrose faggete ed il piacevole momento musicale con il fisarmonicista Claudio Guidarelli. Appuntamento al 2020!

William Stacchiotti
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