Presentato il XVI censimento sugli immigrati residenti nell’eugubino-gualdese

condividi su facebook

Domenica 24 marzo presso il Castello di Baccaresca il circolo Acli Ora et Labora di Fossato di Vico ha presentato il XVI censimento sugli immigrati regolarmente soggiornanti nei comuni dell’eugubino-gualdese. Erano presenti all’incontro i sindaci di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti, di Nocera Umbra Giovanni Bontempi, di Valfabbrica Roberta Di Simone, di Fossato di Vico Monia Ferracchiato, di Sigillo Riccardo Coletti e la vicesindaco di Costacciaro Patrizia Lupini. Il prof. Sante Pirrami ha presentato i numeri aggiornati al 30 settembre 2018 ed, attraverso delle slide, ha commentato le novità e le conferme di questi dati sempre interessanti. Dopo anni di cali la popolazione straniera è tornata ad aumentare seppur lievemente di 109 unità, un +2,1%, che porta ad un numero complessivo di 5258 residenti. L’incidenza è ora dell’8,96% in rapporto ad una popolazione totale di 63263 in calo dello 0,47%. Nel 2012 si era raggiunto il picco più alto con il 9,6%, da allora solo segni meno fino alla piccola risalita dell’ultimo anno. Fossato di Vico si conferma il comune con la maggior percentuale di immigrati residenti con il 16,14%, un dato che è calato negli anni, ma che conferma il paese appenninico ai vertici con numeri che sono il doppio rispetto alla media italiana intorno all’8%. Seguono nella speciale classifica Nocera Umbra con il 10,89% e Gualdo Tadino con il 10,21% in linea con la media regionale. Sigillo si conferma il comune con l’incidenza minore con il 5,22%. Per quanto riguarda la presenza in base al genere le donne sono in maggioranza con il 56,35%. Negli ultimi anni infatti la percentuale di uomini è calata costantemente. Un dato che fa pensare alla partenza dei capofamiglia verso nazioni che danno maggiori opportunità lavorative e la permanenza delle donne e dei bambini nei paesi appenninici. Inoltre è da tenere presente anche la maggior richiesta di manodopera femminile nelle nostre zone per attività di assistenza e cura delle persone. Riguardo alla presenza per fasce di età è forte in particolare quella delle cosiddette “braccia da lavoro” compresa fra i 19-40 anni (36,46%) e tra i 41-60 (32,24%). Il dato invece oltre i 61 anni è quasi irrilevante. La comunità marocchina con il 16,22% è la più numerosa, seguita dagli albanesi con il 13,88%, dai rumeni con il 13,4% e dai macedoni con il 5,65%. Una classifica che non si discosta molto dai dati italiani tranne che per l’assenza, nei territori appenninici, della comunità cinese invece al quarto posto nella graduatoria nazionale. Chiusura dedicata ai dati riguardanti gli alunni. Con il 30,95% di bambini stranieri la Primaria di Fossato di Vico si conferma al vertice in termini percentuali fra le scuole dei vari ordini. Se si pone l’accento sulla relazione fra iscritti di origine italiana e stranieri, la percentuale più alta appartiene ancora a Fossato di Vico con il 27,96%, quasi 1 su 4, seguito da Nocera Umbra con il 21%. Dato preoccupante da evidenziare il continuo calo di iscritti stranieri nelle scuole “superiori”, circa 1/3 degli alunni si perde infatti nel passaggio fra scuola secondaria di primo grado e di secondo. Fra i banchi di scuola sono ancora i bambini di origine marocchina i più numerosi con il 24%, seguiti dagli albanesi con il 21,70% ed i rumeni con il 14,23%. Dopo la presentazione dei dati l’incontro è proseguito con la relazione del Procuratore generale della repubblica di Perugia dott. Fausto Cardella. Dopo aver ringraziato le Acli, i sindaci presenti, il presidente provinciale delle Acli Alessandro Moretti ed il capitano della compagnia di Gubbio Fabio Del Sette, il procuratore ha invitato i presenti ad essere razionali, a non farsi guidare dalle paure, spesso alimentate ad arte, dagli istinti e dalle percezioni, quando si tratta di ragionare sul tema dell’immigrazione. Un fenomeno epocale destinato a caratterizzare gli anni a venire che deve essere gestito e controllato a livello nazionale con il contributo fondamentale delle istituzioni europee. E’ necessario e giusto difendere i valori irrinunciabili della democrazia, della tolleranza, del rispetto delle regole. Pretendere questo da chi arriva è sacrosanto, ma lo stesso deve valere per chi da sempre vive nei confini italiani. Uno stato infatti che non riesce ad imporre il rispetto delle sue regole ai cittadini “indigeni” è difficile che ci riesca con chi arriva da fuori. Servono quindi regole chiare, istituzioni che collaborino con le forze dell’ordine e percorsi di integrazione che funzionino realmente e che non diventino zone d’ombra o motivo di arricchimento per organizzazioni illecite. Statisticamente l’Italia è uno dei paesi più sicuri del mondo occidentale, ha il numero più basso di omicidi e rapine e questi numeri continuano a calare. Nonostante ciò la percezione della popolazione è ben diversa e molti dei reati vengono attribuiti agli stranieri. In realtà l’aumentare degli immigrati non ha visto una crescita dei crimini. Se è vero infatti che la popolazione carceraria per più di 1/3 è straniera, non è detto che senza la loro presenza alcuni reati sarebbero spariti. Lo spaccio e lo sfruttamento della prostituzione infatti esistevano già prima dell’arrivo massiccio degli immigrati. Il momento storico, ricorda il dott. Cardella, in cui si è colta pesantemente l’espansione ad esempio del reato di omicidio, è stato invece negli anni 80-90 quando, in particolare i crimini di mafia e di camorra, avevano generato una scia di sangue incredibile. Con i duri colpi inferti ai clan grazie ad arresti eccellenti, il fenomeno si è poi ridimensionato. Questi episodi tragici della nostra storia sono però legati alla criminalità autoctona che non usava e non usa in modo consistente manovalanza straniera. Oggi l’organizzazione criminale più attiva, soprattutto nelle infiltrazioni negli appalti e nelle attività economico-finanziarie, è la ‘ndrangheta, ma anche la mafia e la camorra, che sono state pesantemente colpite nei vertici, possono rialzare la testa nutrendosi anche del clima di odio del diverso e dell’intolleranza che può montare nel paese. La mattinata si è conclusa con la Santa messa celebrata da don Raniero Menghini, guida spirituale dell’Acli Ora et Labora e con il consueto pranzo a cui hanno preso parte oltre quaranta persone.

°°