Le parole del Priore Don Giacomelli all’incontro Acli di Fonte Avellana

condividi su facebook

Una giornata di riflessione, di spiritualità e di vera preparazione al periodo dell’Avvento. Con questi presupposti la comitiva aclista è giunta, domenica 2 dicembre all’Eremo di Fonte Avellana, per il consueto ritiro spirituale organizzato dal circolo Acli Ora et Labora di Fossato di Vico. Alle ore 10,30 il gruppo si è avvicinato al sacramento della riconciliazione, ha partecipato alla Santa Messa delle ore 11 insieme alla comunità monastica ed ha poi pranzato nello splendido locale del refettorio. Prima della visita all’eremo ed alla farmacia interna, i partecipanti hanno ascoltato le parole del Priore Don Gianni Giacomelli che ha tenuto un incontro sul tema “Giunge la parola. E noi sappiamo parlare tra noi?”. Un argomento attuale in un tempo in cui si fa sempre più fatica ad avere rapporti umani intensi, sinceri, guardandosi davvero negli occhi. Il priore, con la consueta dialettica coinvolgente e talvolta piccante, ha spiegato ai presenti le difficoltà comunicative che, in un modo sempre più preoccupante, stanno emergendo nella nostra comunità. Tutte le epoche hanno avuto dei modi di comunicare diversi, ma comunque sempre utilizzando codici riconoscibili. Mondi e culture, talvolta anche lontane, hanno stretto rapporti, tentato di interagire, nonostante le distanze culturali anche nette, utilizzando però l’ascolto reciproco. Quest’ultimo era la chiave, il codice, che permetteva il dialogo senza pregiudizi, con difficoltà, ma provando ad avvicinarsi al pensiero dell’altro. Oggi sono aumentati a dismisura e continuano a proliferare, nuovi metodi comunicativi, ma tutto questo non ha coinciso con uno sviluppo dei contenuti e ci si è illusi, sbagliando drammaticamente, che a maggiori comunicazioni corrispondessero maggiori relazioni. Questa è purtroppo la bufala più grande dei nostri giorni. In realtà è successo l’esatto contrario. Le relazioni, i rapporti umani, quelli veri, concreti, con una vera compresenza, sono calati e peggiorati e le relazioni ed i rapporti interpersonali, ne hanno risentito pesantemente. I millennials, i giovanissimi ma non solo, spesso ne sono un esempio tangibile. Dialogano attraverso chat pur condividendo gli stessi spazi, stando vicini. La parola, il dialogo, viene estratto dal corpo e dall’esserci. La deficienza corporale è il più grande difetto della comunicazione attuale. Ci si parla senza guardarsi negli occhi, non capendo che le parole hanno importanza, ma sono soltanto una parte della comunicazione. La corporalità viene meno e sembra esserci quindi una sorta di scissione tra le parole che escono ed il soggetto che le esprime. Non avere la percezione del corpo fa perdere anche quella con la realtà. Un problema di cui ci accorgiamo anche guardando alla realtà politica che è lontana dai problemi reali ed incapace di comprenderli e gestirli. Chi dirige, chi ha dei posti di vertice ad ogni livello, non può rappresentare, né tantomeno risolvere, le istanze di un territorio senza conoscerlo e viverlo. Questo allontanamento dalla realtà non è frutto soltanto di vertici, politici, istituzionali ed anche del mondo ecclesiastico, chiusi o poco attenti, ma il risultato di un individualismo che ha finito per pervadere tutta la società. Le classi dirigenti non sono altro che l’espressione di un popolo che ben poco si interessa del benessere comune, dei problemi collettivi, che non partecipa all’attività pubblica, o lo fa soltanto poco prima delle elezioni. Per risolvere i problemi invece c’è uno stringente bisogno di tornare a toccarsi, sentirsi, per poi provare eventualmente a capirsi. E’ essenziale riacquistare quella capacità di avvicinarsi, pur partendo da posizioni diverse, senza farsi guerre, ma magari vivendo in forme alternative ma non contrastanti. Don Gianni Giacomelli nella sua relazione non risparmia nemmeno l’ambito familiare e scolastico, spronando queste istituzioni cardine per la crescita dei ragazzi, a non sentirsi sconfitte in partenza e nemmeno ad abdicare al loro ruolo. I genitori, che spesso vivono conflitti con figli che hanno visioni del mondo completamente diverse, non devono sentirsi rassegnati, ma continuare a dare input che seppur non compresi, rimangono comunque impressi e possono tornare utili in quella vita reale di cui talvolta ci dimentichiamo. Il bagaglio dato dai genitori ed anche dalla scuola, permette di affrontare lo scontro con la vita reale in modo più attrezzato. Bisogna avere dentro una via linguistica, una comunicazione alternativa che una volta interiorizzata, permetta di costruire percorsi differenti, poiché la realtà si può valutare attraverso tante pluralità di letture. La comunicazione attuale è invece totalitaria, emerge il pensiero unico, che mette in cattiva luce ed emargina, chiunque dia un giudizio critico o diverso rispetto al cosiddetto mainstream. Questo meccanismo va ripensato cominciando a considerare che chi la pensa diversamente, non è per forza uno che sbaglia. Purtroppo certi mondi, soprattutto politici, ma anche della chiesa, hanno dato letture di questo tipo finendo per creare dei veri mostri. L’appello finale di Don Giacomelli è invece per i cristiani, spesso addormentati ed incapaci di riscoprire l’umanità e di toccare la realtà. Bisogna ripartire dai territori, dalle associazioni, dalle parrocchie e dalle famiglie, costruendo percorsi di condivisione, di partecipazione, che mirino a ristrutturare il modo di pensare e quello di comunicare attraverso atteggiamenti meno oppositivi e maggiormente alternativi.
William Stacchiotti

°°