Alla Ghea si è celebrato l’incontro Acli che anticipa la Giornata per la Custodia del Creato

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Si è aperto con il minuto di raccoglimento in memoria delle vittime del crollo del Ponte Morandi di Genova, intervallato dalla lieve scossa avvertita dai presenti, sabato 18 agosto l’incontro delle Acli del territorio eugubino-gualdese che ha anticipato la Giornata per la Custodia del Creato. A far gli onori di casa Don Raniero Menghini, che dopo il convegno ha celebrato la Santa messa ricordando tutti i defunti fedeli alla Madonna della Ghea e Giovanni Bianchi, ex presidente delle Acli nell’anniversario della morte. L’ex presidente aclista è stato poi ricordato, con la voce rotta dall’emozione, anche da Giovanni Pascucci suo amico e stretto collaboratore negli anni di militanza nell’associazione. Ad aprire il convegno le parole della vicepresidente vicario delle Acli provinciali Marta Ginettelli. Nel suo breve intervento è stato sottolineato come l’ambiente del Santuario della Madonna della Ghea sappia infondere pace e serenità soltanto guardando l’orizzonte e scrutando la nitidezza dei colori che questo angolo di territorio appenninico sa donare a iosa. Non può esserci posto migliore trattando il tema del creato e della natura che questo, ha ricordato Marta Ginettelli. Purtroppo però, spesso ci ricordiamo della natura e della sua immane potenza, soltanto quando ne siamo colpiti, sopraffatti, stupiti. La scossa che è stata avvertita proprio nell’apertura dell’incontro, è stata quasi un avvertimento, un monito, come a ricordarci quanto la natura possa essere forte e di quanto dobbiamo averne rispetto. Rileggere la Genesi può aiutarci a comprendere lo straordinario dono che Dio ci ha fatto attraverso la Creazione. Tutto è nato da Dio, dalla sua opera, ci ha regalato un giardino da custodire che invece troppo spesso deprediamo senza pensare al domani. Fermarci a riflettere su questi temi non può far altro che migliorare la coscienza civica di ogni individuo e migliorare il rapporto dell’uomo con la natura facendo in modo che Dio entri nella nostra quotidianità. Lunga e brillante è stata la relazione del Prof. Giancarlo Pellegrini che si è soffermato sulle riflessioni fatte dagli ultimi pontefici in merito alla custodia del creato. Di fronte alla gravità del mutamento climatico nel nostro pianeta, è opportuno che la Chiesa ricordi annualmente il problema di custodire il creato, di preservare il pianeta Terra e l’intero Universo da inquinamento e da azioni che potrebbero preludere alla distruzione. Il Professor Pellegrini ha ricordato con piacere come la 6° giornata, a breve verrà celebrata la 13°, si sia tenuta a Gubbio e si sia conclusa con una toccante preghiera ecumenica al Bottaccione presieduta dall’arcivescovo di Perugia mons. Bassetti, insieme al rev. Ionut Radu della Chiesa ortodossa rumena di Perugia e al pastore Archimede Bertolino della Chiesa valdese di Terni. E’ impossibile trattare il tema della salvaguardia della natura senza partire dalla Genesi. Trattando questo racconto meraviglioso il Professore ha posto l’accento sul compiacimento, ripetuto, di Dio, che mentre andava avanti nell’opera della creazione, vedeva che “era cosa buona”. Quel ripetere “Dio vide che era cosa buona” esprime la positività di ogni opera della creazione, di tutto ciò che viene creato dall’amore di Dio e che genera fiducia dell’uomo verso l’atto d’amore di Dio e verso il creato stesso. L’uomo nel corso della sua lunga storia, è stato dominato dagli eventi naturali, ma ha anche saputo realizzare opere, imprese, costruzioni, che hanno reso ancor più bello e grande il pianeta. Qualcosa è cominciato a cambiare con la cosiddetta rivoluzione industriale (seconda metà del ‘700), con le conoscenze tecnologiche e con il conseguente passaggio dall’assetto produttivo e distributivo di tipo artigianale all’assetto produttivo e distributivo di tipo capitalistico. Una crescita vorticosa nei sistemi produttivi ha generato progresso e nuovi traguardi tecnologici ma troppo spesso anche diseguaglianze e sfruttamento. Dopo la seconda guerra mondiale, mentre era in atto un’altra fase di crescita, è stato necessario interrogarsi e capire se il tasso di crescita della popolazione, dell’inquinamento, dello sfruttamento delle risorse, era sostenibile con la realtà del pianeta terra. Una coscienza civica orientata a consumi più equi e sostenibili stava quindi affacciandosi nel panorama globale. Si è iniziato a pensare che la terra non poteva essere sfruttata ad uso e consumo dell’uomo del momento senza considerare le future generazioni. Lo sviluppo sostenibile è infatti quello che consente di soddisfare i bisogni dell’attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future. L’interesse della Chiesa per l’ambiente e per l’ecologia ha radici lontane. P. Enzo Bianchi ha addirittura sostenuto che l’ecologia è cattolica, ricordando come il Credo affermi: “Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili”, dove si proclama che “la creazione non è opera né del caso né della necessità: essa è frutto della volontà di Dio che ha creato il mondo per amore e nella libertà”. L’attenzione che la Santa Sede ha cominciata ad avere sulla tematica ambientale attraverso gli interventi pastorali, è partita dagli anni settanta anche nella costituzione pastorale del Concilio Gaudium et Spes del 1965. Dopo il Concilio il problema dell’ambiente è stato quindi posto con insistenza anche mettendo in evidenza i suoi risvolti drammatici. Paolo VI ha espresso nella Populorum progressio tutte le sue preoccupazioni per l’andamento dello sviluppo, il cui meccanismo, “lasciato a se stesso, … è tale da portare il mondo verso un aggravamento”. Uno sviluppo che non è inclusivo e per tutti non può essere vero sviluppo. Nel maggio 1971, celebrando l’80° della Rerum Novarum, papa Montini, oltre che centrare il discorso sulla dimensione mondiale della questione sociale, è ritornato sul problema della crisi ecologica, facendo intravedere il rischio della distruzione della natura con conseguenze letali per l’umanità. Giovanni Paolo II nel suo lungo pontificato è intervenuto spesso a chiosare i comportamenti dell’uomo nel suo rapporto con l’ambiente e con la natura. Ponendo l’accento su quanto l'uomo sembra spesso non percepire altri significati del suo ambiente naturale che quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo. Nel maggio 1991, pubblicando l’enciclica Centesimus annus, nel centenario della Rerum novarum, papa Wojtyla ha ricordato come l’uomo preso dal desiderio di avere e di godere, più che di essere e di crescere, consuma in maniera eccessiva e disordinata le risorse della terra e la sua stessa vita. Anche Benedetto XVI ha richiamato i leader delle nazioni alle loro responsabilità per eliminare le cause strutturali delle disfunzioni nell’economia mondiale. Lo scandalo della fame è inaccettabile in un mondo che dispone dei beni, delle conoscenze e dei mezzi per porvi rimedio. E’ necessario cambiare i modi di vita eliminando le cause strutturali delle disfunzioni dell’economia mondiale correggendo i modelli di crescita che sembrano incapaci di garantire il rispetto dell’ambiente e uno sviluppo umano integrale per oggi e soprattutto per domani. Mentre tutti questi pontefici, spiega Pellegrini, sono intervenuti di volta in volta sul problema dell’ambiente nell’ambito della trattazione di un altro argomento, papa Francesco ha dedicato al tema, nel maggio 2015, una intera enciclica, Laudato si’. Sulla cura della casa comune. Il tanto progresso che genera un inquinamento insostenibile, l’abitudine allo scarto che va a colpire soprattutto i più poveri, i cambiamenti climatici che registrano aumento del riscaldamento, la biodiversità non adeguatamente valutata, nella visione religiosa di Francesco, non potranno rendere gloria a Dio. Ogni creatura ha un valore ed è stata creata per l’amore di Dio come frutto di un pensiero d’amore, non può esistere un essere vivente che domini sull’altro, il mondo ci è stato dato ma non è nostro e dobbiamo custodirlo, curarlo e proteggerlo. Ogni creatura ha un valore di fronte a Dio e la sua esistenza deve rendere gloria a Dio stesso. Papa Francesco riconosce come la tecnologia sia un prodotto meraviglioso della creatività umana, con cui si è posto rimedio a tanti mali, ma che ha anche creato altri problemi. E’ necessario ridimensionare il ruolo dell’uomo non più come signore dell’universo, ma come amministratore responsabile. La crisi ecologica è, dunque, anche per Francesco anche un crisi etica, spirituale e culturale della modernità che si combatte risanando le relazioni umane. Questo presuppone una corretta concezione del lavoro, dei problemi ambientali che si concilino con i tempi umani e familiari. Tutto questo affinché si raggiunga un modello di sviluppo che migliori integralmente e su larga scala la qualità della vita. In conclusione il Prof. Pellegrini ha evidenziato quanto la chiesa abbia contribuito alla formazione di una coscienza, di un’etica della responsabilità sul problema ecologico. La diffusione della coscienza ambientale procede lentamente, anzi i disastri ripetuti possono provocare pessimismo. In realtà questo genere di atteggiamento è davvero fuori luogo, ha sottolineato con forza il Professore, poiché il cristiano, che ha la certezza delle fede e dell’avvento del Regno di Dio, non può farsi pervadere dal pessimismo. L’incontro, ha cui ha partecipato anche il sindaco di Fossato di Vico Monia Ferracchiato, si è concluso con il dibattito alimentato dalle sagaci domande della Prof.sa Elisa Faraoni e di Dino Mazzoleni, fedeli frequentatori degli incontri organizzati dal circolo Acli Ora et Labora.

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