Elementi di scenario e prospettive di riforma del Terzo settore italiano

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Sabato 27 settembre, presso la sala consigliare del comune di Fossato di Vico si è tenuto il seminario sulla riforma del Terzo settore promosso dal circolo Acli Ora et Labora. L’incontro ha voluto esaminare i principali contenuti della “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del Servizio civile universale”, presentata alla Camera dei Deputati lo scorso 22 agosto, che prevede modifiche importanti al Terzo settore. Si sono confrontati la dott.ssa Sara Rago dell’Aiccon, il dott. Carlo Di Somma Portavoce del Forum Terzo settore Umbria nonché vicepresidente delle Confcooperative dell’Umbria e il Sindaco di Fossato di Vico avv. Monia Ferracchiato, la quale ha portato il saluto dell’amministrazione sottolineando il valore morale ed etico “di fare il volontariato”, lei ne è un esempio.
Il prof. Sante Pirrami vice-Pres. Prov.le delle Acli Perugia ha presentato e coordinato i lavori puntualizzando il concetto di sussidiarietà che da orizzontale deve tendere al circolare includendo nel Terzo settore i soggetti d’impresa oltre all’associazionismo. La dott.sa Rago, ha impostato il suo intervento in maniera piuttosto informale, vista anche la presenza di due classi di terza media, parlando del ruolo del Terzo settore sul territorio, le sue funzioni e il suo contributo allo sviluppo della comunità.
Crescente è la domanda di bisogni sociali che s’innesca con l’evoluzione del concetto di vulnerabilità legata alla scarsità di relazioni e legami sociali ( più facili in Umbria piuttosto che in altre regioni), che conducono alla Ri-generazione dei sistemi di welfare. Tre sono le funzioni-obiettivo del Terzo settore: produttiva, volta a generare ed erogare beni e servizi di pubblica utilità; erogativa volta a sostenere l’attuazione d’interventi di welfare a livello locale; e di advocacy che organizza il volontariato e la promozione sociale.
Ampio rilievo è stato dato al contributo che il Terzo settore svolge per lo sviluppo del territorio e delle comunità: favorisce il superamento del divario economico-sociali-civile-territoriale, crea pluralismo nelle forme d’impresa incrementando la ricchezza prodotta annualmente sul territorio e, soprattutto, la riduzione del tasso di criminalità dei territori.
Il dott. Di Somma è intervenuto specificando cosa s’intende per no profit: “l’impresa no profit non è un ente benefico ma, è un’impresa nel vero senso della parola che ha bisogno di equilibrio economico per gestire se stessa e la sua sussistenza per poi riversare la sua energia sul territorio. Il principio di sussidiarietà è un fatto concreto, si deve conciliare il valore etico con la libertà imprenditoriale (quella che fa il profitto) e le istituzioni altrimenti il modello resta utopico”.
Concretamente nella regione Umbria il Terzo settore è cresciuto a due cifre nell’ultimo decennio. Le istituzioni non profit in Umbria sono pari a 6.249 unità ovvero il 2,1% del dato nazionale. Esso mostra dinamiche più sostenute della media nazionale per crescita d’istituzioni (+32,3%) e per diffusione sul territorio, con un’incidenza rispetto alla popolazione residente pari quasi a 71 istituzioni ogni 10 mila abitanti (50,7 il dato nazionale).
I dati occupazionali fotografano un non profit regionale che si caratterizza per la forte componente volontaria, con numeri superiori alla media nazionale (15,5% contro il 13,7%). L’apporto del volontariato, così come il suo ritmo di espansione, è superiore a quello del resto del Paese e si concentra all’interno del mondo dell’associazionismo e per quasi 2/3 nell’ambito della “Cultura, sport e ricreazione”, che risulta essere il settore principale di attività a livello regionale. La maggiore concentrazione di addetti si ha invece nelle cooperative sociali (71%).
Le società cooperative sociali contribuiscono con il 37,9% all’entrate del Terzo settore umbro. Il 12 aprile scorso al Festival del Volontariato è stata annunciata la riforma del Terzo settore volta ad “introdurre misure per la costruzione di un rinnovato sistema che favorisca la partecipazione attiva e responsabile delle persone, singolarmente o in forma associata, per valorizzare il potenziale di crescita e occupazione insito nell’economia sociale e nelle attività svolte dal Terzo settore, anche attraverso il riordino e l’armonizzazione d’incentivi e strumenti di sostegno”. L’iter dovrebbe concludersi nel 2015.
E’ seguito un ampio dibattito sulle problematiche concrete che le cooperative ed il Terzo settore sono costrette a dover affrontare e, a volte, subire quotidianamente per la mancanza di una volontà istituzionale che non riconosce il ruolo svolto.

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