Le ragioni del Si e del NO nell’incontro delle Acli a Fossato di Vico

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lunedì 21 novembre: confronto avvincente in vista del referendum del 4 dicembre

Un dibattito intenso, a tratti anche aspro che ha permesso ai numerosi presenti alla sala consiliare del comune di Fossato di Vico, di capire le ragioni opposte che si fronteggiano in vista del prossimo referendum del 4 Dicembre. L’incontro organizzato dal circolo Acli Ora et Labora lunedì 21 novembre, ha visto contrapporsi le tesi del No, appoggiate e spiegate dal docente universitario dell’Ateneo perugino Mauro Volpi, opposte a quelle a favore della riforma Boschi, giudicate positivamente dal Professore Giancarlo Pellegrini. Il dibattito è stato aperto dal Professor Sante Pirrami, presidente del circolo Acli fossatano che ha ringraziato i presenti, i relatori, i politici intervenuti, il sindaco di Gualdo Tadino Massimiliano Presciutti e la consigliera di minoranza del movimento 5 stelle Stefania Troiani, oltre al presidente provinciale delle Acli Alessandro Moretti. Il documento delle Acli nazionali a favore delle ragioni del Si, è maturato sulla base di numerose iniziative nei territori che hanno sempre mirato ad informare i cittadini invitandoli ad esprimere un voto consapevole e motivato, pur riscontrando delle criticità nel totale della riforma. L’iniziativa di Fossato di Vico è stata volutamente concepita come un confronto super partes nell’interesse generale della popolazione e delle varie posizioni. Il sindaco Monia Ferracchiato ha sottolineato in apertura, la necessità di un voto informato congratulandosi con gli organizzatori per l’iniziativa che dà lustro al comune aiutando i cittadini in una scelta non certo facile. Ad aprire gli interventi il professor Pellegrini convintamente a favore delle ragioni del Si. Una decisione maturata fin dall’inizio del percorso parlamentare che ha portato all’approvazione. La necessità di velocizzare gli iter parlamentari, il superamento del bicameralismo perfetto, anche alla luce di tre grandi cambiamenti come la fine della guerra fredda, l’Unione Europea e la globalizzazione, necessitano di una revisione della Costituzione che garantisca un’organizzazione statuale più snella e maggiormente attenta ai nuovi scenari mondiali. I tanti tentativi, fin dalla prima bicamerale dei primi anni ottanta ed all’ultima presieduta da D’Alema, hanno messo in evidenza la volontà di cambiare e riformare parti della Costituzione cercando convergenze tra le varie forze politiche che poi puntualmente, non hanno prodotto risultati soddisfacenti. L’attuale legislatura è nata con l’intento di attuare delle riforme profonde e questa è stata la richiesta esplicita avanzata da Napolitano per accettare la nuova elezione. Nel complesso la riforma presenta degli importanti punti di svolta che potrebbero garantire il definitivo superamento del fastidioso rimbalzo nell’iter delle leggi fra Camera e Senato e porre fine alle tante dispute di competenze fra Stato e Regioni, che con le modifiche del Titolo V nel 2001, hanno causato conflitti di attribuzioni spesso con l’intervento della Corte Costituzionale. L’interesse nazionale finalmente prevarrà nei contenziosi. Viene introdotto il referendum propositivo, ci sarà una facilità nel funzionamento dello stato ed in generale, seppur non in modo sostanzioso, la riforma produce anche dei risparmi. Il professore Pellegrini ha attaccato coloro che ritengono questa riforma l’anticamera di un autoritarismo, chi la ritiene scritta male e nell’interesse del Paese ha invitato a votare Si soprattutto perché probabilmente, persa questa occasione, passerebbero anni senza aver nuove opportunità di cambiamento vero e sostanziale. Di tutt’altro avviso l’intervento del Professore Volpi, membro del comitato nazionale del No. Dal suo punto di vista questa riforma produce un vero e proprio stravolgimento della Costituzione in senso negativo senza apparenti benefici. Considera sbagliato l’iter che ha portato all’approvazione della Riforma, avvenuto a colpi di maggioranza senza un consenso trasversale. La Carta costituzionale è la casa comune di tutti e non può assolutamente essere stravolta da una maggioranza politica. Entrando nel merito, ci sono delle difficoltà di comprensione soprattutto dell’art. 70, la riforma nel complesso è scritta malissimo ed un cittadino comune avrebbe difficoltà a capire, l’esatto contrario di quello che servirebbe; norme chiare, sintetiche di facile lettura. Non viene superato il bicameralismo perché il Senato comunque rimane ma viene meno la possibilità di votare i senatori che tra l’altro non si capisce come vengano eletti. Le competenze del nuovo Senato in realtà sono molte e variegate ed è difficile capire quanto potrebbero impegnare i nuovi eletti già impegnati nei comuni o nelle regioni. La sovranità popolare quindi rischia di essere indebolita senza però che questo comporti una velocizzazione dell’iter che potrebbe rischiare il solito rimbalzo fra le due Camere ma anzi potrebbero aumentare i conflitti di attribuzione fra le stesse oltre che fra Stato e Regioni. Il concetto di velocità di approvazione delle leggi è inoltre un falso problema e la storia dimostra che, se c’è accordo politico, tutto si può risolvere in poco tempo, esempio tangibile la Legge Fornero approvata in 16 giorni. Le competenze delle Regioni con la riforma vengono fortemente ristrette ma solo per quelle a Statuto Ordinario, le altre mantengono un trattamento di favore e la cosiddetta “clausola di supremazia” dello Stato sugli Enti Locali, porta ad inevitabili conflitti anche con le popolazioni interessate soprattutto in materie scottanti quali l’ambiente. Riformare è giusto ma a determinate condizioni e con larghe condivisioni. A sostegno delle ragioni del Si l’intervento del Sindaco di Gualdo Tadino Presciutti che, oltre a scagliarsi contro i toni apocalittici del comitato del No, ha evidenziato la necessità di avere maggiore stabilità per rafforzare la democrazia e l’opportunità che con la vittoria del Si si possa uscire dalle vecchie paludi guardando al futuro con rinnovate speranze. Il consigliere comunale di minoranza al comune di Gualdo del Movimento 5 Stelle Stefania Troiani, ha sollevato numerose perplessità sulla riforma che calpesta i territori, in quanto attraverso l’uso della “clausola di supremazia” questi verrebbero bypassati senza poter contare nulla ed inoltre ha, come espresso già dal Professor Volpi, contestato fortemente il percorso che ha portato alla Riforma, una Costituzione infatti non si può stravolgere a colpi di maggioranza senza una larga condivisione politica. Finale dedicato ai numerosi interventi dei presenti ed all’appello comune, arrivato da entrambi gli schieramenti, ad andare al voto il prossimo 4 dicembre.
William Stacchiotti

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