Il ricordo dell’ex presidente nazionale delle Acli Livio Labor

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Si è svolto venerdì 4 settembre, presso i locali esterni del circolo Acli di Osteria del Gatto alla presenza del neo presidente Alberto Giacometti, l’incontro pubblico organizzato dall’Acli Ora et Labora di Fossato di Vico in collaborazione con i circoli della zona eugubino-gualdese, in cui è stata ricordata la figura, il messaggio e l’intensa attività di Livio Labor a 21 anni dalla sua scomparsa. Il politico, giornalista e sindacalista di origine triestina fu membro della Democrazia Cristiana, presidente nazionale delle Acli fino al 1969 e successivamente senatore del Partito Socialista italiano. Il convegno è stato moderato dal presidente provinciale delle Acli di Perugia Alessandro Moretti che ha tessuto le lodi del circolo fossatano per il grande attivismo e per la capacità di essere un punto di riferimento, insieme ai tanti circoli presenti nel comune, soprattutto in questo periodo post-covid in cui le occasioni di incontro sono ancora più decisive per il benessere di una comunità. Il messaggio attuale di Labor è stato ricordato con un suo appello fatto nei primi anni sessanta a favore del mondo giovanile, visto già allora “in attesa” e bollato spesso con giudizi negativi, un modo superficiale di concepire questo universo che invece poteva e può dare tanto soprattutto se ha legami forti con tutto il resto del contesto sociale. Intensa e ricca di aneddoti la testimonianza dell’ex presidente delle Acli del Friuli Venezia Giulia Tarcisio Barbo, amico di famiglia di Livio Labor e da sempre a lui legato nell’impegno sindacale, politico e sociale. Risale, ricorda Barbo, al 1959 la mia iscrizione alle Acli, un movimento emergente, dinamico, attento anche al mondo giovanile, in un momento storico di grandi cambiamenti che non potevano attraversare anche il mondo sindacale. Labor arrivò nel 1961, dopo il congresso di Bari, alla presidenza nazionale delle Acli puntando in particolare sulla necessità di autonomia dell’associazione e sull’ incompatibilità delle cariche all’interno delle Acli con la carriera politico-parlamentare. Dopo la vittoria, il neo presidente programmò una riorganizzazione dell’apparato formativo creando una scuola centrale di formazione, simile a quella dei partiti più radicati come Dc e Pci, in grado di far crescere dei quadri che si sono infatti rivelati nel tempo di straordinario valore andando ad occupare ruoli apicali in tanti apparati. L’esperienza nelle Acli doveva essere assoluta, autonoma, sganciata dal collateralismo con la politica ed in grado di interpretare i bisogni della società e di esserne protagonista. Un modo rivoluzionario, anticipatore di certe dinamiche politiche e sociali con una visione molto critica verso il mondo capitalistico ed in grado di rappresentare una vera alternativa progressista. Queste posizioni forti, decise, come lo era la sua personalità, ebbero grande successo con il congresso Acli di Torino del 1969 definito da molti “storico”. In quella sede le Acli si espressero, infatti, in maniera decisa per la fine del "collateralismo" con la Democrazia Cristiana e fecero passare il principio che il voto degli aclisti doveva essere libero. La scelta dei congressisti, che rivendicarono una piena autonomia dalla Dc, creò un vero e proprio terremoto nel mondo cattolico. Le Acli attirarono su di sé gli strali di ampi settori della CEI e della Santa Sede. Labor ottenne al congresso oltre il novanta percento dei consensi, ma poco dopo lasciò la guida dell’associazione per seguire lo sviluppo di una sua nuova creatura, l’ACPOL, Associazione di Cultura Politica, costituita nel marzo del 1969, che mirava ad unire, in un’unica casa di pensiero, cattolici e laici che guardavano verso sinistra per promuovere un’alternativa al comunismo sovietico. Nel 1972 decise di presentarsi alle elezioni guidando l’Mpl (Movimento politico dei lavoratori) che ebbe risultati decisamente al di sotto delle aspettative, un misero 0,4% che fece chiudere ben presto l’esperienza del neonato partito che non riuscì a far eleggere nessun parlamentare. Il percorso di Labor in politica si concluse nel Psi nelle cui fila fu eletto deputato nelle elezioni del 1976. Gli ultimi anni di vita e le ultime energie, vennero spese nella creazione del Comidan (Comitato di difesa dei diritti degli anziani), di cui fu presidente. Un ultimo impegno a favore di quella fetta di popolazione, che come il mondo dei lavoratori, soffre e lotta quotidianamente, per veder riconosciuti diritti e spazi. La sua profonda fede, lo ha accompagnato fine alle fine della sua esistenza, ricorda Barbo, terminata con un rosario stretto in mano. Dopo la puntuale ed a tratti toccante testimonianza di Tarcisio Barbo, la serata è proseguita con la relazione dell’ex professore universitario di storia contemporanea Giancarlo Pellegrini. Labor ha lasciato un’impronta forte nel panorama delle Acli, grazie ad una personalità decisa e ad idee a tratti lungimiranti e rivoluzionarie, talvolta anticipatrici dei tempi, ma alcune sue scelte che hanno portato alla rottura del mondo cattolico ed all’interno delle Acli stesse e l’aspra critica verso il capitalismo sono da biasimare ed in realtà non hanno portato ai risultati sperati sul piano politico. Le Acli di Labor vollero influire e dare il proprio contributo di idee e di iniziative su tutte le problematiche sociali del momento. Riuscirono ad acquisire sempre maggiore visibilità anche con prese di posizione forti, con momenti di studio e congressi, significativi quelli di Vallombrosa, in cui vennero discussi e messi a punto i contorni di una società del lavoro, rinnovata, democratica, con alla base la partecipazione dei lavoratori. L’azione aclista divenne sempre con maggior evidenza “gruppo di influenza ideologica e culturale e di pressione sociale” facendo crescere un’autentica esperienza cristiana del movimento operaio. Mentre cresceva l’interesse per il sociale, le Acli contribuirono a far maturare le prospettive di unità sindacale sottolineando comunque, anche con toni aspri, i limiti del neonato centro-sinistra che aveva suscitato tante aspettative spesso disattese. La “scelta socialista” di Labor, ha proseguito il prof. Pellegrini, è nata proprio sulla spinta di questa critica della società. Nel difficile clima post contestazione sessantottina, per superare il moderatorismo/conservazione dei tre grandi partiti di massa, Labor propose un nuovo contenitore politico-progressista, l’Mpl che fu sonoramente bocciato alle elezioni del 1972. I voti aclisti non confluirono nel neonato partito e la scelta di Labor finì invece per lacerare le Acli. Nonostante questa scelta politica che ha finito per essere errata, Labor è stato uno straordinario protagonista del mondo sindacale, sociale, in grado di dare un grande impulso alle Acli anche con scelte decise e talvolta di rottura, ma che hanno lasciato comunque un segno indelebile nella storia dell’associazione.

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