IN RICORDO DI GIOVANNI BIANCHI

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La scomparsa di Giovanni Bianchi avvenuta il 24 luglio 2017 dopo breve e fulminante malattia ha colpito tutti coloro – ed erano molti- che conoscevano ed apprezzavano la multiforme attività di questo militante sociale e politico a tutto tondo che era anche un apprezzato intellettuale ed un poeta.
La vita di Bianchi è stata essenzialmente quella di un militante : militante del movimento cattolico e di quello operaio, militante nel senso novecentesco di soggetto completamente immerso nella battaglia sociale e politica al punto tale di modellare su di essa la sua esistenza, i suoi studi, la rete delle sue amicizie.
Nello stesso tempo, il radicamento nel territorio e nella vita di fede fece sì che questa militanza non diventasse mai smarrimento o disorientamento esistenziale nel momento in cui la storia sconfiggeva e costringeva a rivedere le ragioni immanenti del proprio impegno. In questo senso la personalità di Bianchi, pur essendo attivamente impegnato come uomo di parte sia nelle ACLI che in politica, si definì sempre come quella di un elemento di moderazione e di riconosciuta correttezza.
L’applicazione concreta del popolarismo alla vita delle ACLI fu declinata nella prospettiva della “politicità del civile”, ossia della capacità delle realtà associative di esprimere istanze politiche proprie superando la dimensione di collateralismo politico in cui quasi tutte erano nate per pensarsi come soggetti che, pur rimanendo al di qua dello spazio proprio dei partiti, potessero contribuire con le peculiarità loro proprie, al rinnovamento di un quadro politico immobile.
Il punto più alto della parabola di Bianchi nelle ACLI fu il XIX Congresso straordinario svoltosi a Chianciano Terme nel dicembre del 1993, in cui, oltre ad adottare provvedimenti per il rinnovamento della struttura del Movimento, si definiva, nell’imminenza delle prime elezioni di stampo maggioritario della storia repubblicana, la prospettiva di uno schieramento riformatore in cui le forze del neonato Partito popolare si affiancassero a quelle della sinistra democratica per dar vita ad un cartello dei riformisti e dei democratici, e Bianchi nella sua replica finale indicò in Romano Prodi il possibile federatore di quel cartello.
In generale si può dire che come uomo di partito e delle istituzioni Bianchi fu attento ed attivo, svolgendo spesso ruoli delicati che non gli vennero riconosciuti a sufficienza, al punto che la sua stessa fuoriuscita dal Parlamento nel 2006 sorprese molti. Egli scelse comunque di mettersi al servizio delle diverse evoluzioni del progetto politico in cui credeva, assistendo prima all’esaurimento del percorso del PPI e alla nascita della Margherita ed infine alla creazione del Partito Democratico (di cui fu il primo Segretario metropolitano milanese) come sintesi di tutte le forze riformiste italiane .
Pur essendo stato fra i primi ad esprimersi sulla necessità della nascita del PD Bianchi fu sempre critico sulle varie fasi dei primi dieci anni di vita di questo partito: ciononostante egli non indulse mai a nostalgismi e catastrofismi, e ancora recentemente rilevava che “il cattolicesimo democratico (…) nel PD va sperimentando le modalità di una sopravvivenza e di quella coniugalità che pare inerire alla sua multiforme cultura ed alla sua irrinunciabile prassi. Perfino i suoi limiti sono tali da richiamare quello sturziano della politica, a partire dal quale si dà tutta l’elaborazione del popolarismo nel nostro Paese. In questo senso, non si vede altro luogo ideologico dal quale tentare un’analisi e valutare una prospettiva politica concreta”.
Tre anni sono passati senza Giovanni Bianchi. Un 'senza' con molte virgolette...perché la sua testimonianza di uomo, di credente, di politico e di aclista, è più che mai presente. Grande testa e grande cuore, nessuna differenza tra l'una e l'altro. Dono raro anzi rarissimo. Giovanni continua il suo cammino in mezzo a noi, rimane per tanti credenti ( e non pochi “ non credenti”) testimone amichevole ed autorevole dell’ Evangelo, e ci consente di lavorare e invecchiare nelle Acli.

Giovanni Pascucci
Ex Presidente regionale Acli Umbre

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