Graditi ospiti ed una platea numerosa alla presentazione del libro “I nonni si raccontano…”

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Una platea numerosa e partecipe, composta anche dai tanti anziani fossatani intervistati, ha fatto da cornice, lunedì 5 luglio presso il circolo Acli di Osteria del Gatto (Fossato di Vico), alla presentazione del libro “I nonni si raccontano…” edito dal circolo Acli Ora et Labora, con il sostegno della Fondazione Cassa di risparmio di Perugia. Ad aprire l’incontro i saluti del presidente del circolo fossatano prof. Sante Pirrami. Nel suo intervento è stato ricordato l’interesse che da sempre l’Ora et Labora ha dimostrato verso il territorio eugubino-gualdese e verso i cambiamenti socio-economici e demografici che lo attraversano. Ne sono una prova la raccolta dei dati per il censimento sugli immigrati regolarmente residenti, che annualmente vengono presentati e, da qualche anno, la raccolta dei dati sugli over 65. Proprio partendo da questi ultimi numeri, in costante crescita in un territorio in cui la longevità è maggiore rispetto alla media nazionale, lo staff del circolo ha pensato di rendere protagonisti, dandogli voce, i “nonni” fossatani. Sono state quindi raccolte interviste sull’infanzia-adolescenza di 35 over 70 residenti nel comune di Fossato di Vico e da queste è nato il libro curato dal giornalista William Stacchiotti. Il pomeriggio è proseguito con i saluti istituzionali del sindaco di Fossato di Vico Monia Ferracchiato la quale si è rallegrata dell’attivismo del circolo Ora et Labora. Un punto di riferimento per il territorio che riesce a proporre indagini, analisi, dati sulle nostre comunità, riuscendo a farne emergere i bisogni. L’invecchiamento della popolazione, se da un lato deve renderci felici, in quanto dimostra che nelle nostre zone si vive bene ed a lungo, dall’altro lato deve farci riflettere sulle prospettive demografiche e su quanto queste incideranno nelle scelte politiche future. Il dottor Lucio Lupini, intervenuto in rappresentanza della fondazione cassa di risparmio di Perugia ed in sostituzione della presidente Cristina Colaiacovo, che per un prolungamento di un precedente impegno di lavoro non ha potuto prendere parte alla presentazione, ha spiegato il ruolo e gli obiettivi dell’ente. La fondazione, che non ha più nessun rapporto con la banca genitrice, cerca di leggere il territorio erogando dei fondi sulla base di progetti che vengono di volta in volta presentati da diverse associazioni locali. Lo scopo è quello di ottenere dei benefici nelle comunità ed un progetto come quello sui “nonni” raggiunge a pieno tali obiettivi. Questo libro rappresenta un piccolo patrimonio per la comunità locale da tramandare alle future generazioni. William Stacchiotti, autore e curatore del libro, dopo aver ringraziato i relatori presenti e tutti gli intervistati intervenuti, i veri protagonisti della giornata, ha evidenziato i passaggi che hanno portato alla pubblicazione. La scelta delle domande, la selezione dei “nonni” per età, sesso, provenienza territoriale, fino agli aspetti più legati alle scelte lessicali. L’autore ha inoltre sottolineato alcuni dei contenuti che sono emersi in modo più ricorrente nei vari racconti. Il lavoro nelle campagne, la difficoltà nel raggiungere gli edifici scolastici e nel reperire il materiale scolastico, la ripetitività dei cibi e talvolta la scarsità degli stessi, la complessità nel curarsi almeno prima dell’avvento di un sistema sanitario universale e gratuito, il ruolo straordinario dei medici condotti, l’attesa delle feste, in particolare quelle religiose e la gioia di partecipare a fiere e mercati, momenti di svago e di gioco indimenticabili. L’autore ha concluso il suo intervento auspicando che questo testo, pieno di racconti autentici e genuini, possa divenire un piccolo riferimento, una sorte di radice, in cui le nuove generazioni possano ritrovarsi. Ognuno dovrebbe un po’ sentirsi figlio o nipote di queste storie fatte di: sacrifici, rinunce, voglia di rinascita, coraggio, fiducia nel futuro, in quanto quello che è stato raggiunto finora, lo dobbiamo in gran parte ai nostri nonni, agli anziani di oggi, che hanno ancora tanto da trasmetterci e da insegnarci. A chiudere la giornata l’intervento dell’ex pro-rettore dell’Università degli studi di Perugia Antonio Pieretti. Le prime parole sono state dedicate all’importanza della memoria, quando si dimentica il passato non si può in alcun modo programmare il futuro. Il ricordare quindi fatti ed episodi è un modo per ricostruire momenti che ci hanno segnato nel profondo. Entrando negli aspetti salienti e maggiormente caratterizzanti il testo, il professore ha sottolineato quanto molti racconti partano dalla seconda guerra mondiale e dagli effetti che ha prodotto soprattutto durante la ritirata tedesca. L’abbandono delle proprie abitazioni spesso saccheggiate dai soldati e talvolta anche da alcuni partigiani che, in nome della giusta Resistenza, compievano atti da “rubagalline”, l’arrivo in rifugi di fortuna, spesso in montagna, in cui passare anche lunghi mesi, la paura dei bombardamenti ecc. Superata la fase drammatica della guerra è ricominciata la vita, soprattutto in queste zone legata strettamente alla campagna. Una prima differenziazione, economico-sociale, emerge fra chi aveva un capofamiglia con uno stipendio sicuro ed un posto statale, casi rari ma presenti e la maggioranza che viveva di quello che produceva. La vita contadina era dura, ma serena. Aveva un ritmo ben scandito dalle stagioni e tutti nelle famiglie, molto numerose, compresi i bambini più piccoli, davano il proprio contributo lavorativo. Alcune attività, alcuni momenti, diventavano dei veri e propri riti. La vendemmia, l’uccisione e la “capatura” del maiale, la “scartocciatura” del granturco, scandivano l’anno e venivano attesi da tutti con grande trepidazione. Erano momenti in cui si lavorava, ma si stava anche insieme, si raccontavano storie in un tempo in cui gli affetti ed i rapporti umani, venivano prima di ogni altra cosa. Si viveva nella semplicità, senza avere magari grandi aspirazioni, ma con uno straordinario senso del limite, accontentandosi, a partire dal cibo, all’abbigliamento, di quello che si riusciva ad avere. Si attendevano le feste, quelle religiose in modo particolare. Erano un modo per uscire dall’ordinario, dalla quotidianità ed in quei momenti anche il modo di vestire cambiava e ci si concedeva qualche piccolo “lusso”, magari partecipando a mercati o fiere che spesso accompagnavano questi eventi ed acquistando, talvolta ai bimbi, un dolcetto o un giocattolo. Il sentimento religioso era forte, magari anche solo per tradizione, ma aiutava comunque la comunità a ritrovarsi, a crescere, ad avere dei riferimenti comuni legati a tradizioni che, aldilà dell’origine, sono sempre portatrici di valori e danno senso all’incedere della vita. Capitolo a parte merita il tema dell’istruzione, toccato spesso nel libro. Raggiungere la scuola non era facile, come non lo era nemmeno dotarsi degli strumenti essenziali. Avere un sussidiario ed una cartella, magari recuperata, era già molto. C’era comunque, nonostante la severità degli insegnanti, un grande rispetto verso la loro figura. Il maestro era un’istituzione e come tale veniva percepita e rispettata. In generale è bene sottolineare che in un momento storico difficile, fatto di rinunce, difficoltà economiche, scarsità di opportunità lavorative, emigrazione, c’era comunque una grande fiducia generale. Nulla di peggio poteva accadere e si guardava al futuro con ottimismo e con la ferma consapevolezza che, con l’impegno, sarebbe potuta cambiare la propria situazione. Il professor Pieretti ha chiuso il proprio intervento invitando a far legger il libro ai figli ed ai nipoti spronandoli a dare delle proprie impressioni, in futuro magari anche attraverso un altro libro. E’ un modo importante per riavvicinarli alla propria realtà, che spesso non conoscono e che è invece legata indissolubilmente alle generazioni che li hanno preceduti e che tanto hanno gli hanno lasciato in dote.

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