Ritiro di Quaresima di Fonte Avellana con la riflessione del nuovo priore dom Cristiano Sousa

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Una piacevole giornata semi primaverile ha accompagnato la comitiva aclista che ha raggiunto domenica 17 marzo l’Eremo di Fonte Avellana per il tradizionale Ritiro di Quaresima. Dopo la celebrazione eucaristica officiata da dom Gianni Giacomelli è seguita la visita della suggestiva farmacia prima del pranzo nei locali storici dell’antico refettorio. Prima del rientro c’è stato l’incontro con il nuovo priore dom Cristiano Sousa che ha proposto una riflessione sul tema: “Lavare i piedi, uno spostamento che allarga la visione della vita”. Papa Francesco nell’intervista rilasciata nei mesi scorsi al giornalista Fabio Fazio ha sottolineato quanto la chiesa del futuro dovrà essere la chiesa di Aparecida. Una luce nuova che illumina il mondo sta infatti partendo dalla periferia, ma il centro, soprattutto inteso come l’Europa, stenta ancora a capirlo. Si fa fatica a cambiare sguardo, prospettiva, si è talmente abituati a un modo di vivere chiuso, con una visione ristretta che è difficile cogliere nel profondo la vita in tutta la sua pienezza e ricchezza. C’è la tendenza all’adattamento, ci si accontenta del già conosciuto e l’apertura mentale e l’allargamento del cuore rimangono difficili da attuare. Servirebbe un punto di vista nuovo, pulito e originale che sarebbe davvero di grande aiuto per una vita sana. Nel gesto della "lavanda dei piedi", Gesù vuole offrirci un nuovo punto di vista , una nuova angolazione, una nuova prospettiva, facendoci vedere la realtà dell'altro come se fosse la prima volta, con uno sguardo limpido ed un atteggiamento compassionevole. La sera in cui doveva essere consegnato, Gesù compì un gesto provocatorio: si alzò da tavola, allontanandosi dal posto riservato a chi presiede e si mise al posto di chi appartiene alla categoria dei "servi". Gesù sapeva che il luogo in cui ci si trova condiziona fortemente sia lo sguardo e sia l’atteggiamento; per questo adottò la prospettiva che gli permetteva di percepire al meglio altre dimensioni della vita. Da questo luogo ha potuto toccare con mano: l'argilla, la polvere, il cattivo odore, la sporcizia, tutto ciò che coloro che siedono a tavola ignorano e disprezzano. Vicino alla terra e a contatto con i piedi degli altri, Gesù ha realizzato un cambiamento ed un'ampiezza di vedute che gli hanno permesso di percepire sia le ricchezze, sia di cogliere la nudità, la fragilità e i limiti delle persone. Con il gesto rivoluzionario della lavanda dei piedi e passando al posto del servo, Gesù ha spezzato la classica verticalità e il rapporto padrone-schiavo, inaugurando così un nuovo ordine circolare del Regno, dove nessuno è eliminabile. Gesù - spiega dom Cristiano Sousa - non rinuncia a nessuna grandezza umana, ma denuncia la falsità della grandezza degli esseri umani che vogliono basarsi sul potere o sul dominio sugli altri. La vera grandezza umana sta invece innanzitutto nell'identificarsi con Gesù, che si dona senza condizioni o riserve. Come è successo a Pietro, il gesto di Gesù della lavanda dei piedi continua a provocarci, perché se c'è una cosa che dà fastidio è andare verso gli ultimi e mettersi al loro posto. Non è comune prestare attenzione al posto occupato dall'altro, soprattutto dell'altro che pensa e sente in modo diverso, ma i rischi di vivere in un orizzonte ristretto sono grandi. Infatti tale visione chiusa rischia di imprigionare la solidarietà, di generare indifferenza e mancanza di impegno nei confronti dei cambiamenti che sono urgentemente necessari. Gesù si relazione con i suoi discepoli non in base al suo potere ma sulla base dell’esempio. Gesù concluse infatti dicendo: "Vi ho dato un esempio: quello che ho fatto io per voi, fatelo anche voi". Pietro è sconcertato da questo atteggiamento, da questo modo di porsi così rivoluzionario ed è in difficoltà. La sua immagine del Messia sicuro e vittorioso non corrispondeva alla vulnerabilità di un servo e si sposava invece a pieno con la mentalità gerarchica del tempo. Il rapporto tra maestro e discepolo era regolato dalla superiorità, dalla saggezza e dalla rispettabilità dell'uno e dall'inferiorità, dall'ignoranza e dalla sottomissione dell'altro. Il gesto di Gesù sembrava inaccettabile a Pietro perché rompeva la gerarchia e poteva portare all'indisciplina. La mentalità di Pietro era dunque pericolosa poiché rischiava di introdurre nella comunità dei seguaci di Gesù lo schema padrone-schiavo che invece Cristo era venuto ad abolire. Il compito del cristiano non è quello di trattare con condiscendenza le persone. La sua missione è piuttosto quella di vederle maturare, facendo penetrare la presenza di Dio. Il nuovo priore di Fonte Avellana ha chiuso la sua riflessione invitando i presenti a prolungare il gesto di Gesù di "lavare i piedi" nella propria vita quotidiana, mettendosi quindi nei panni dell’altro e cominciando a guardare il mondo con orizzonti più aperti.
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